L'Italia repubblicana
e gli anni dello sviluppo

Il centro-sinistra e i governi Moro

Il primo governo Moro

Nel dicembre 1963 fu possibile dar vita al primo governo organico di centro-sinistra, presieduto da Aldo Moro(1), con Nenni(2) vicepresidente. Il nuovo Governo venne salutato come l'avvio di una significativa fase storica nella vita politica del paese. Si incontravano due forze politiche che avevano un ampia base popolare, due forze che si erano misurate con i problemi sociali del paese dall'unitò in poi, sia pure con diverse prospettive e programmi.

La soluzione del centro-sinistra incontrò diffidenze ed opposizioni, sia a destra che a sinistra. Il Partito comunista seguì l'operazione con molto sospetto, temendo di perdere un importante alleato e giudicando il centro-sinistra come un'operazione trasformistica della DC con l'obiettivo di indebolire l'opposizione di sinistra. L'influenza degli avvenimenti internazionali dalla fine degli anni Cinquanta all'inizio dei Sessanta, dalla destalinizzazione, alla crisi ungherese, alla rottura tra URSS e Cina, all'avvento di Kennedy prepararono il terreno per un processo di revisione ideologica che trovò un suo momento significativo nel documento che prese il nome di Memoriale di Yalta, scritto da Togliatti poche settimane prima della morte, avvenuta il 21 agosto 1964. Togliatti offriva le indicazioni sulle prospettive offerte dalle "vie nazionali al socialismo", rivendicando l'autonomia dei partiti comunisti di fronte alle diversitò che esistevano da un paese all'altro.

La vita del primo governo di centro-sinistra non fu facile. L'espansione produttiva che aveva caratterizzato la vita economica italiana tra il 1959 e il 1962 era destinata ad interrompersi per far seguito ad un processo inflazionistico, che il Governo cercò di tamponare attraverso misure che tendevano a ridurre i consumi (aumento delle imposte sulle auto e sui fabbricati di lusso, aumento del prezzo della benzina e limitazioni alle vendite rateali) e a favorire le esportazioni. La situazione economica ebbe riflessi sul piano politico: da destra il Governo veniva accusato di emanare provvedimenti demagogici e costosi; da sinistra si accusavano gli imprenditori di aver accumulato profitti eccessivi, immobilizzandoli in attivitò speculative.

Il secondo e terzo governo Moro

La formazione del secondo governo Moro, nel luglio 1964, fu anche al centro di una vicenda che vide protagonista il generale De Lorenzo (al quale il presidente Segni aveva confessato le sue preoccupazioni circa ipotetici rischi sovversivi) che predispose un piano di interventi, che prese il nome di "Piano solo", inteso a reprimere ipotetiche azioni violente di piazza. Il piano prevedeva l'occupazione di prefetture, radio e televisione, istituzioni militari e civili, sedi di partito, di sindacati, di giornali ecc., oltre all'arresto di migliaia di persone giudicate sospette. Questi fatti vennero conosciuti solo nel 1967 a seguito di una rivelazione pubblicata sul settimanale l'"Espresso". Dopo diversi processi e inchieste parlamentari vennero confermati i fatti denunciati dall'"Espresso".

Il nuovo Governo varò una serie di provvedimenti anticongiunturali, con l'emanazione di un superdecreto nel marzo 1965, a favore dell'edilizia popolare, della viabilitò dei porti, dell'agricoltura e dell'industria meccanica. Ma, nel gennaio 1966 si ebbe una nuova crisi di governo cui seguì, la formazione, nel mese di marzo, del terzo governo Moro, al quale si deve anche il provvedimento che doveva portare, a ben venti anni dall'entrata in vigore della Costituzione, all'attuazione del decentramento regionale dopo un serrato dibattito parlamentare. I partiti di destra diedero vita ad un estenuante ostruzionismo (l'intervento di Giorgio Almirante, leader del MSI, durò ben otto ore), nel tentativo di far saltare il progetto di legge. La maggioranza riuscì a contrastare questo ostruzionismo con l'inizio, il 17 ottobre, di una seduta ad oltranza che durò ininterrottamente per 15 giorni.

La crisi del centro-sinistra

Con la fine della legislatura la spinta riformistica del centro-sinistra poteva considerarsi conclusa. Molte speranze andarono deluse. Se è pur vero che il centro-sinistra ebbe il grande merito di allargare la base sociale dello Stato, di aprire il paese ad un nuovo costume di libertò e ad un respiro democratico più intenso e convinto, non si può negare che nel giro di qualche anno venne tradita molta della fiducia che aveva accompagnato l'avvio della nuova formula di governo. Cominciò a prevalere nella prassi di governo e nella gestione amministrativa la tendenza alla lottizzazione e all'accaparramento di fette di potere da parte dei partiti, che pur non assumendo ancora la dimensione conosciuta in anni successivi, cominciava ad inquinare la vita politica e a favorire un costume nel quale allignavano i germi dell'affarismo e della corruzione.

Questa involuzione prese corpo e si affermò proprio quando la realtò italiana cominciò a subire gli effetti di una crisi che accompagnava la fine della grande espansione che aveva caratterizzato gli anni del "miracolo economico" e che vedeva l'inizio di processi inflazionistici e di malessere sociale che trovavano il loro momento più acuto nella protesta giovanile e nelle grandi agitazioni sindacali del 1968 e 1969.

Approfondimenti

1 A. Moro, Il centro-sinistra organico

2 P. Nenni, Gli anni del centro-sinistra

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