L'Italia repubblicana
e gli anni dello sviluppo

Il "miracolo economico"

Le motivazioni di un eccezionale sviluppo

La vita economica italiana conobbe tra la metà degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta una eccezionale fase di espansione(1), mai conosciuta negli anni precedenti. Assieme ad un consistente incremento degli investimenti industriali si assiste anche ad un consistente miglioramento della bilancia dei pagamenti. Il prodotto nazionale lordo nel decennio tra il 1950 e il 1961 crebbe del 6,7%. Negli stessi anni si assiste ad una costante crescita del reddito pro-capite che passò da 305.800 lire del 1952 a 507.200 del 1961. In questi anni il saggio di sviluppo della produzione industriale italiana fu inferiore soltanto alla Germania e superiore ai tassi di crescita di tutti gli altri paesi industriali.

Le motivazioni di questo eccezionale sviluppo vanno ricercate in diversi e concomitanti fattori. In primo luogo la possibilità di utilizzare una abbondante mano d'opera a buon mercato, tenendo conto che tra il 1953 e il 1961 ad un incremento della produzione pari all'84% corrispose un aumento dei salari del 46,9%. Il contenimento dei salari consentì all'industria italiana (soprattutto dei settori metallurgico, meccanico, automobilistico e chimico) di produrre a prezzi concorrenziali, conquistando molti mercati ed incrementando notevolmente le esportazioni che tra il 1959 e il 1963 crebbero con una media annua del 16,1%. L'aumento delle esportazioni fu favorito anche dal processo di liberalizzazione degli scambi e dall'avvio del Mercato comune europeo.

Un secondo elemento che favorì il cosiddetto "miracolo economico" italiano fu la stabilità monetaria che consentì alla lira nel 1960 di ottenere l'"oscar della moneta". Fattore di sviluppo fu anche l'utilizzazione da parte dell'industria italiana degli stanziamenti pubblici, che consentivano la concessione di prestiti a tassi agevolati e per le nascenti industrie centro-meridionali l'utilizzazione di tutti i benefici concessi dalla Cassa per il Mezzogiorno.

Una nuova struttura sociale

Il processo di sviluppo economico ed industriale ebbe significativi riflessi anche nella struttura sociale(2) del paese. In primo luogo, come risulta dai seguenti dati, si ebbe un sostanziale mutamento nei diversi rami di occupazione, con il progressivo spostamento degli addetti all'agricoltura nel settore industriale e terziario.

Settori 1952 1961 1971
Agricoltura 7.400.000 (41,5%) 6.200.000 (30,8%) 3.500.000 (19,2%)
Industria 5.600.000 (31,4%) 7.600.000 (37,9%) 8.100.000 (43,7%)
Terziario 4.900.000 (27,5%) 6.300.000 (31,3%) 6.900.000 (37,0%)

Anche la distribuzione della popolazione sul territorio subì consistenti cambiamenti: il Mezzogiorno vide un lento ma inesorabile esodo di una consistente fascia della sua popolazione attiva verso le regioni settentrionali, mentre si assiste anche ad un incremento consistente dei grandi centri urbani.

Estratto da "L'Italia va meglio" da "Archivio audiovisivo della Democrazia Cristiana"

L'Eni di Enrico Mattei

Nel quadro dello sviluppo economico italiano tra gli anni Cinquanta e Sessanta e soprattutto del ruolo svolto dalle aziende a partecipazione statale, merita di essere sottolineato il ruolo svolto da Enrico Mattei(3)(4) nel settore petrolifero.

Dopo aver assunto nell'immediato dopoguerra la guida dell'azienda petrolifera italiana (AGIP), sorta negli anni del fascismo, Mattei ne fece la grande protagonista della politica energetica italiana ed uno dei fattori del processo di sviluppo che avrebbe caratterizzato la vita italiana negli anni successivi. Gli investimenti aumentarono del 700 % fra il 1954 e il 1962. Il valore del metano estratto dall'Agip passò da 509.629.000 lire nel 1950, a 3.651.389.000 nel 1955 a oltre 5 miliardi nel 1958.

Con legge del 10 febbraio 1953, grazie al sostegno di De Gasperi, nacque l'Ente nazionale idrocarburi (ENI), approvato in Parlamento con l'astensione delle sinistre, sulla base di un disegno di legge presentato da Vanoni sin dalla metà del 1951. L'ENI riuniva, secondo il modello dell'IRI, le aziende pubbliche che operavano nel campo degli idrocarburi (AGIP, ROMSA, ANIC, SNAM, ENM), aveva il compito di "promuovere ed attuare iniziative di interesse nazionale nel campo degli idrocarburi e dei vapori naturali".

Una nuova politica economica ed estera

La sua politica in campo petrolifero era destinata a scontrarsi con gli interessi delle grandi compagnie petrolifere internazionali - le cosiddette "Sette sorelle" - proponendo ai paesi produttori uno schema di contratto che superava le vecchie formule di sfruttamento di tipo coloniale. L'ENI riuscì così ad intrecciare vantaggiosi rapporti di collaborazione economica, con molti paesi del Terzo mondo, arabi e africani, tanto che Mattei divenne popolare e apprezzato in tutti quei paesi che uscivano dal colonialismo e stavano per affacciarsi a livello internazionale con una propria identità statale e nazionale.

Questa politica aprì la strada a importanti intese con il Marocco, la Nigeria, il Sudan, la Tunisia e la Libia aveva bisogno di un sostegno politico e di un atteggiamento del Governo italiano amichevole nei confronti di quei paesi ormai avviati verso la piena autonomia e indipendenza e disponibili ad intese ed accordi che superassero le vecchie clausole imposte dai grandi trusts petroliferi multinazionali. Fanfani, con Gronchi e La Pira divennero i maggiori sostenitori di questa politica mediterranea dell'Italia, che si poneva a sostegno della penetrazione dell'ENI nei paesi arabi e africani.

Le partecipazioni statali: luci ed ombre

La politica di Mattei e l'invadenza dell'impresa pubblica nella vita economica trovava resistenza e opposizione nel paese, soprattutto nei sostenitori dell'economia di mercato, nei diversi settori dell'impresa privata, negli ambienti della Confindustria che denunciava i rischi di una politica che portava il paese verso forme di vera e propria economia socialista che toglieva spazio e respiro alla libera iniziativa, privilegiando gli enti e le aziende pubbliche e soffocando il mercato e le sue leggi, impedendo un armonico e naturale sviluppo all'economia nazionale.

Indubbiamente, la politica delle partecipazioni statali, dopo aver dato i suoi non trascurabili risultati, conobbe anche una fase involutiva che doveva portare l'impresa pubblica ad essere per molti aspetti sempre più deviata verso la tutela di interessi politici e di partito(5) più che muoversi sulla base dell'efficienza dell'impresa e dell'uso delle risorse. La mano pubblica subì il peso progressivo di passività, di gestioni parassitarie e di assistenzialismo, non rispose più alle esigenze di efficienza unita a socialità e solidarietà, ma venne caricato da forme di paternalismo di Stato gestito dai partiti. Non va dimenticato, tuttavia, che quella stagione e quella esperienza hanno significato un momento di grande rilievo per la storia economica e sociale del nostro paese, costituendo una base non trascurabile nel favorire il passaggio dalla fase della ricostruzione alla realizzazione di condizioni che favorirono uno sviluppo economico e industriale mai prima conosciuto dal nostro paese in un secolo di unità nazionale.

Commento politico

Approfondimenti

1 Grafici

2 F. Malgeri, Un paese che comincia a cambiare
in Storia DC, Cinque Lune, Roma 1988, vol. 3, pp. 27-34.

3 F. Malgeri, Enrico Mattei nell'Italia del dopoguerra tra ricostruzione e sviluppo

4 P.E. Taviani, Enrico Mattei: a quaranta anni dalla morte

5 Luigi Sturzo, Partiti 1955
in L. Sturzo, Politica di questi anni. Consensi e critiche (1954-1956), Zanichelli, Bologna 1968, pp. 198-203 (Opera omnia, Seconda serie, vol. XIII).

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