L'Italia repubblicana
e gli anni dello sviluppo

La liberazione di Roma e i governi del CLN

Il governo Bonomi

Con la liberazione di Roma, il 4 giugno 1944, cominciò a mettersi in moto una nuova fase della vita politica nazionale. I partiti del CLN decisero di procedere alla formazione di un nuovo governo, presieduto da Ivanoe Bonomi, esponente del partito della Democrazia del lavoro, già presidente del Consiglio nel 1921-1922.

Uno dei più importanti provvedimenti adottati dal Governo fu il decreto legge n. 151, del 25 giugno 1944, con il quale si fissavano le linee fondamentali per disciplinare la transizione dei nuovi assetti istituzionali dello Stato, tanto che questo provvedimento è stato anche definito "Costituzione provvisoria". In particolare si precisava che dopo la liberazione del paese il popolo italiano avrebbe eletto "un'assemblea costituente a suffragio universale diretto e segreto".

Tra i problemi del paese, uno dei più urgenti era l'alimentazione, al quale il Governo cercò di provvedere grazie all'accordo raggiunto con l'UNRRA (United Nation Relief and Rehabilitation Administration), l'organizzazione delle Nazioni Unite che si impegnava a fornire all'Italia merci e servizi per la cura e l'assistenza a bambini, gestanti, profughi e malati. Sul tappeto erano anche altri problemi, quali l'ordine pubblico, turbato da un crescente sviluppo della criminalità e della violenza.

Il governo Bonomi approvò anche l'istituzione di un organismo consultivo, la Consulta nazionale, nel quale erano rappresentate le forze politiche e sociali del paese, con il compito di affiancare il governo nella sua attività in attesa della elezione dell'Assemblea costituente. Ormai, in vista della liberazione del paese si ponevano le premesse per procedere alla costruzione di un nuovo assetto politico e istituzionale.

Il governo Parri

La liberazione del Nord e la fine della guerra impose alle forze politiche antifasciste la formazione di un governo in grado di risolvere i problemi più urgenti del paese. La soluzione venne trovata con la designazione di Ferruccio Parri (1890-1981), esponente del Partito d'azione, che era stato tra i primi nel settembre 1943 a coordinare i nuclei partigiani nel Nord, con il nome di battaglia di Maurizio. Lo sorreggeva una eccezionale carica ideale, una ardente volontà di gettare le basi di una democrazia nuova, che non avesse più i vizi del passato, un rigore morale che escludeva tatticismi e compromessi. Il movimento resistenziale salutò con soddisfazione l'ascesa di Parri alla guida della risorta democrazia italiana. Si parlò di "Vento del nord" e di "Resistenza al potere" e si alimentarono attese di profonde e radicali trasformazioni nel paese. I compiti che Parri aveva di fronte non erano né pochi né di facile soluzione. Doveva fronteggiare gravi problemi di natura economica, con una agricoltura che conosceva pesanti flessioni nella produzione di alcuni prodotti essenziali per l'alimentazione del paese, quali la carne e lo zucchero, con una industria che vedeva ostacolata la ripresa produttiva per la mancanza di materie prime e per la difficoltà nei trasporti, a causa della distruzione di strade, ponti, ferrovie, carrozze ferroviarie e flotta mercantile. Questa situazione veniva ad incidere notevolmente sul costo della vita, sulla disoccupazione e sul disagio sociale del paese.

I compiti del Governo investivano anche i problemi dell'ordine pubblico. In Sicilia, la propaganda del movimento indipendentista trovava terreno fertile in un contesto socio-economico turbato dall'agitazione nelle campagne, dallo sviluppo di bande armate, da episodi di violenza e conflitti con le forze dell'ordine. Questa situazione fu affrontata da Parri con molta determinazione, procedendo all'arresto dei principali leaders del movimento siciliano (Finocchiaro Aprile, Varvaro e Restuccia).

Diversa la situazione al Nord, ove violenza e illegalità appaiono strettamente legati agli odi ideologici e ai contrasti sociali e politici che le vicende della guerra partigiana continuavano ancora a suscitare. Delitti e violenze erano dettati da uno spirito di vendetta nei confronti degli autori di brutalità e massacri durante i mesi della Repubblica sociale e dell'occupazione nazista. Parri non mancò di stigmatizzare questi episodi e non mancò di procedere alla smobilitazione delle formazioni partigiane e al rastrellamento delle armi. Tuttavia, in molti ex partigiani, militanti di sinistra, era diffusa la convinzione che fosse necessaria una seconda ondata rivoluzionaria, per realizzare una reale e profonda trasformazione politica e sociale del paese. Questa convinzione li spingeva a non riconsegnare le armi in attesa di un prossimo evento rivoluzionario.

L'avvento di De Gasperi

L'ampiezza e la complessità dei problemi che Parri dovette affrontare resero particolarmente difficile l'azione del suo governo, che mancò di incisività e soprattutto apparve incapace di intervenire sulle principali questioni sul tappeto. Parri fu costretto a lasciare la guida del governo quando, nel novembre 1945, i liberali gli tolsero la fiducia. L'iniziativa liberale venne seguita anche della Democrazia cristiana, che usciva dal governo determinando la crisi del ministero.

Il 10 dicembre 1945, il leader della democrazia cristiana, Alcide De Gasperi(1), assunse la guida di un governo al quale parteciparono anche comunisti e socialisti. La soluzione De Gasperi venne interpretata dal leader comunista Togliatti come la realizzazione di una stabile collaborazione tra le grandi formazioni politiche popolari e di massa, da lui auspicata.

De Gasperi non deluse le attese di Togliatti, anche perché sapeva bene che l'Italia aveva bisogno non solo del concorso di un più ampio quadro di forze politiche, ma anche di una sostanziale tranquillità sociale, che i partiti di sinistra e le forze sindacali ad essi legate potevano garantirgli. Il nuovo Governo, che vedeva Nenni alla vicepresidenza e Togliatti al Ministero della giustizia, aveva sulle spalle un compito particolarmente delicato: la costruzione della nuova democrazia italiana, la definizione della forma istituzionale dello Stato e della Costituzione, la liquidazione delle conseguenze internazionali della guerra.

Approfondimenti

1 Valiani, L’avvento di De Gasperi
Nel 1949 Leo Valiani (Leo Weiczen, Fiume 1909 – Milano 1999) pubblicò a Torino un’ampia riflessione sugli sviluppi della situazione italiana dagli anni della Resistenza alla fondazione della Repubblica. Riportiamo alcune pagine che sintetizzano il suo giudizio sull’operato di De Gasperi (pp. 40-43) e la conclusione del volume (pp. 160-162).

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